Autoconvocazione del volontariato, ecco come è andata

Presenti circa 300 volontari, che hanno ragionato su ruolo dei volontari nell'ottica delle riforma del Terzo Settore. Pietro Barbieri (Forum Terzo settore): "“il concetto di gratuità non deve essere confuso con quello di “prezzo zero” perché ciò porrebbe la gratuità fuori del principio economico"  15541885602 650cbf9ae7

 

Si sono svolti sabato, 9 maggio, i lavori dell’Autoconvocazione del volontariato italiano. Circa 300 i volontari presenti a Roma da tutta Italia. 

Siamo gente normale, “io sono madre, lavoratrice e volontaria”, ha introdotto la testimonianza di Maria, da Cosenza, e siamo stanchi di essere considerati “angeli”, quando c’è una catastrofe e problemi da risolvere, ma poi non essere ascoltati quando si definiscono le politiche pubbliche. E sulla base di questa “stanchezza” non si tirano indietro nel presentare il cahiers de doléances, preoccupati per la piega che, a loro dire, sta prendendo il Disegno di Legge delega sulla Riforma del Terzo settore approvato alla Camera il 9 aprile e ora approdato al Senato.  Seppure senza un documento comune, in ordine sparso, perché le differenze di posizioni e una certa difficoltà a trovare l’intesa si manifesta come un ostacolo difficile da superare, sono molte e articolate le richieste avanzate. La presidente della Convol, Emma Cavallaro, esprime con forza l’esigenza “che non si confonda il volontariato organizzato con quello individuale o presente in altri organismi del Terzo Settore. Insieme possiamo fare un tratto di strada purché le distinzioni siano chiare e precise.” “Noi chiediamo – ribadisce - che si riconosca l’autonomia del volontariato organizzato; la gratuità dell’impegno; solidarietà esterna (impegno per i non associati); prevalenza della dimensione politica (lotta alle cause del disagio e delle diseguaglianze) rispetto all’organizzazione del servizi”. E, per essere precisi: “che sia esclusa ogni forma di rimborso forfettario e compenso ai dirigenti, anche quelli nazionali”. Su questo l’ala più severa del fronte non transige: “La gratuità, come ci ricorda la Carta dei valori del volontariato, è l’elemento distintivo dell’agire volontario e lo rende originale rispetto ad altre componenti del Terzo Settore e ad altre forme di impegno civile. Non è solo assenza di guadagno economico, ma è libertà da ogni forma di potere, rinuncia ai vantaggi diretti e indiretti, testimonianza credibile di libertà rispetto alle logiche dell’individualismo, dell’utilitarismo economico e rifiuto dei modelli di società centrati esclusivamente sull’avere e sul consumismo”. Infine due questioni politiche: che siano riconosciute e iscritte ai registri nazionali non solo le reti di secondo livello ma tutte le reti di reti; e che sia riconosciuto il diritto del volontariato organizzato a contribuire attivamente alla definizione delle politiche pubbliche in applicazione del principio di sussidiarietà, sia a livello nazionale che locale”. “Se non riusciremo ad incidere in questa discussione rischiamo molto, soprattutto come cittadini di questo Paese. Siamo d’accordo con Cristiano Gori quando afferma che nell’agenda politica di oggi “manca il concetto di tutela dei diritti sociali delle persone fragili…. E’ evidente che oggi il sociale è un investimento in qualcuno che potrà contribuire al sistema produttivo, non è assolutamente tutela di diritti delle persone fragili”. Ed è soprattutto di queste persone che il volontariato si occupa. Troviamo una voce comune per gridarlo forte. “Se non ora quando?”, conclude.

Più articolata, invece, la posizione di Pietro Barbieri, portavoce del Forum del Terzo settore per il quale, pur riconoscendo la dimensione ‘profetica’ del volontariato, “il concetto di gratuità non deve essere confuso con quello di “prezzo zero” perché ciò porrebbe la gratuità fuori del principio economico. La gratuità è semmai una dimensione della vita, è il rapporto con noi stessi, con gli altri, con la natura, considerati mai come mezzo ma sempre come fine. Questa gratuità quindi deve trovare e anzi trova spazio dentro il valore economico”. Quindi, partendo dalla considerazione che “l’azione volontaria, soprattutto all’interno di reti organizzate, genera forme di capitale sociale che non solo produce coesione, ma innova e garantisce il modo di operare sia del Terzo Settore nel suo complesso sia del settore pubblico che di quello privato for-profit”, avanza un cospicuo pacchetto di proposte: 1) incremento dei fondi per le politiche sociali (non autosufficienza, infanzia, ecc.), che hanno subito in questi anni tagli continui; 2) attivazione di strumenti partecipativi, che consentano di valorizzare i “saperi” delle organizzazioni sociali; 3) valorizzazione del volontariato come scuola di democrazia, partecipazione e cittadinanza attiva; 4) ridefinizione dell’Osservatorio Nazionale del Volontariato; 5) riconoscimento delle reti regionali e nazionali del volontariato; 6) stabilizzazione del 5 per mille, con l’eliminazione del tetto di ripartizione; 7) finanziamento del servizio civile nazionale, per permettere questa importante esperienza almeno a 40.000 giovani ogni anno”. E aggiunge un vero e proprio disegno strategico per “contrastare la disuguaglianza e la povertà” che richiede, “non semplici aggiustamenti di politica economica nazionale, ma una vera rivoluzione culturale globale: porre concretamente la solidarietà al centro della vita sociale, economica e politica dell’Europa e dei paesi a forte industrializzazione e tradurla in politiche e pratiche diffuse di redistribuzione delle opportunità e della ricchezza, così da consentire per ogni persona il pieno sviluppo umano e l’effettiva partecipazione alla vita della comunità”. In questa prospettiva, alcune questioni appaiono prioritarie: “il rilancio di un welfare dei diritti; la riaffermazione della progressività della tassazione, Tobin TAX; la riqualificazione della spesa pubblica; politiche nazionali ed europee di inclusione ed accoglienza nonché di contrasto alla povertà”.

Sul terreno attinente al loro ruolo e compito stanno i CSV, ribadendo le preoccupazioni già manifestate in sede di audizione alla Camera. Partono da alcune considerazioni di fondo (“al volontariato va riconosciuta la funzione storico “fondativa” che ha portato a dare origine ai soggetti del Terzo settore”, e che la presenza dei CSV trova origine, senso, forza e prospettiva se ancorata strettamente al movimento del volontariato italiano di cui sono, al contempo, espressione e strumento”), per poi arrivare a una conseguenza che è la sostanza dell’auspicio che produce un vero e proprio emendamento (alla lettera e) dell’art. 5 che li riguarda) che propongono al Senato in sede di revisione del testo pervenuto dalla Camera: i CSV “continuino ad essere governati dalle organizzazione di volontariato (la gestione), venga riconosciuta la funzione dei CSV in una logica di sistema, che venga garantito un equo finanziamento dei CSV in tutte le regioni, che sia assicurata uniformità regolamentare su tutto il territorio nazionale e infine “il riconoscimento di un ente nazionale da essi costituito in una delle forme previste per gli enti del Terzo settore acquisendo la personalità giuridica, per la comune rappresentanza, promozione, assistenza, tutela e programmazione, nonché per lo sviluppo ed il sostegno del volontariato a livello nazionale e internazionale”. Osservazioni puntuali sulle quali, scrivono, “il Senato ha modo di chiarire la volontà del Parlamento”.

Per Anpas era presente Fabrizio Pregliasco, presidente Nazionale che ha coordinato il gruppo di lavoro Volontariato: forme di sostegno e CSV: "Dobbiamo ribadire il concetto di rete e l'importanza che esso ricopre per il volontariato. Anpas è una rete da oltre 110 anni di cui fanno parte migliaia di volontari di territori e comunità lontane e che però insieme riescono a rafforzare il welfare: questo deve essere valorizzato e rafforzato. Oggi è stato importante anche ribadire il concetto di volontariato da non intendere come lavoro gratuito: il lavoro deve essere lavoro vero senza essere sporcato o spacciato per forme di collaborazione poco legali. Per questo dobbiamo continuare a impegnarci in un lavoro di trasparenza e di modalità uniforme di rendicontazione. Dall'altra parte però anche alla luce del DDL in discussione al Senato dobbiamo ribadire che il volontariato non deve essere dato per scontato e per il riconoscimento che gli va tributato non può bastare la solita pacca sulle spalle. Per questo c'è bisogno di una chiarezza e di un'armonizzazione delle varie forme associative e contemporaneamente avvertiamo il rischio che con l'attuale riforma crei degli svantaggi al volontariato che rischia di veder destinate sempre meno risorse ai centri di servizio".

Per Francesco Marsico della Caritas, infine, l’incontro di oggi è soprattutto un inizio di un cammino di ascolto e si spera di condivisione: “Alcuni temi sono rimasti purtroppo sottotraccia nel nostro Paese in questi ultimi anni, sia nella gestione dei fenomeni, che nelle normative prodotte. Ora è arrivato il momento per un aggiornamento non più rinviabile”, afferma. “Per questo è importante l’autoconvocazione: noi ci auguriamo che – pur sulla base di evidenti differenze di organizzazioni e di ideali – si possano trovare percorsi comuni di condivisione che riattivino nel mondo del volontariato, e non solo, processi partecipativi e generativi di cui il Paese ha bisogno”.

Il documento “Il Volontariato si autoconvoca”
I gruppi di lavoro

Fonte: anpasnazionale.org

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