“Dalla parte della comunità, sempre: la replica di Anpas Campania alle inesattezze del comunicato Cub”
La Direzione Regionale Anpas Campania, a seguito del comunicato diffuso da CUB Sanità in merito
alla gestione del servizio 118, ritiene doveroso intervenire pubblicamente per ristabilire la verità dei
fatti e tutelare l’immagine del movimento e delle persone che ne fanno parte. Le affermazioni
riportate, per come sono state formulate, restituiscono un quadro distorto e ingiusto, che non
corrisponde alla realtà quotidiana vissuta nelle nostre sedi e sulle nostre ambulanze.
Sul tema dei permessi ex Legge 104/92, Anpas Campania ribadisce con fermezza che i permessi sono
sempre stati concessi ai lavoratori aventi diritto. Ad oggi esiste esclusivamente una questione tecnica
sul computo del calcolo delle ore mensili disponibili per la 104, già sottoposta agli organi competenti
e che nei prossimi giorni sarà definita in modo chiaro e trasparente. Non abbiamo contezza di casi in
cui non siano stati assegnati giorni di 104; al massimo, in alcune situazioni, è stato chiesto di
riformulare la richiesta perché erronea nel calcolo delle ore richieste. È una differenza enorme rispetto
all’immagine di “diniego sistematico” che qualcuno prova a dipingere. Proprio per questo ci riserviamo
di tutelare l’immagine di Anpas Campania nelle sedi opportune, perché non è accettabile che un
lavoro di anni venga infangato con accuse generiche e non circostanziate.
Per quanto riguarda le Certificazioni Uniche (CU), sono state inviate con ritardo rispetto alla
consuetudine poichè oggetto di ravvedimento. Nulla di illegale, anzi: tutto è stato fatto secondo legge,
utilizzando gli strumenti previsti dall’ordinamento proprio per evitare errori. Non esiste alcun “caos
fiscale” né alcuna volontà di bloccare i lavoratori; esiste un adempimento perfezionato nel rispetto
delle norme, che non può essere trasformato in un pretesto per gettare discredito sull’Associazione.
Sulla questione posta da CUB Sanità, Anpas Campania sarebbe felice di analizzare insieme al
sindacato tutti i casi di presunto diniego dei permessi 104 degli ultimi cinque anni. Ma per farlo
abbiamo bisogno di capire di chi stiamo parlando e di cosa stiamo parlando: servono nomi, date,
richieste, documenti. Senza questo, si resta nel campo delle accuse generiche, che fanno rumore ma
non costruiscono giustizia. CUB farebbe bene a verificare con attenzione le cose che le vengono
raccontate, anche nel dettaglio, perché altrimenti si rischia di essere trascinati in qualcosa di più
grande, che non è più gestibile in maniera bonaria e che chiama in causa responsabilità precise per le
dichiarazioni rese.
L’ASL è già stata informata su tutte le procedure messe in atto da Anpas Campania, sia in materia di
gestione del personale sia in materia di organizzazione del servizio. Non abbiamo nulla da nascondere
e continueremo a operare nel rispetto delle norme, dei contratti collettivi applicati e delle indicazioni
dell’Ente committente.
C’è un punto, però, che va detto con chiarezza, anche con un po’ di cuore in più. Si continua a parlare
di Anpas Campania come se fosse una “azienda”, come se fosse un soggetto freddo, interessato solo
ai numeri e agli appalti. Anpas Campania non è un’azienda: è una associazione di volontariato, un
sodalizio che vive in Campania dal 1991, che conta oggi più di 20mila soci e oltre 5000 volontari. È
fatta di donne e uomini che ogni giorno aiutano i diversamente abili, gli anziani, i malati, che
rispondono alle emergenze di protezione civile portando soccorso e assistenza alle popolazioni
colpite. È fatta di persone che spesso, prima di essere dipendenti, sono stati volontari, e che
continuano a credere che il servizio al prossimo sia un valore, non una parola vuota.
Questo 118, che oggi viene messo sotto accusa, ha visto in passato gestioni ben diverse da queste,
antecedenti il 2014, dove i dipendenti sicuramente non erano rispettati e trattati allo stesso modo. Chi
ha memoria di quelle stagioni sa bene cosa significava lavorare in certe condizioni, con turni e
trattamenti che oggi non sarebbero più tollerabili. Da allora è stato fatto un percorso di dignità, di
rispetto, di regole condivise. E fa male vedere che, invece di riconoscere questo cammino, si
preferisce usare i lavoratori come arma di scontro, come bandiera da agitare, senza guardare davvero
alla loro storia e alla loro quotidianità.
L’educazione, il rispetto e la correttezza dovrebbero essere la base di ogni relazione, soprattutto
quando si parla di diritti e di lavoro. Quando si sceglie la strada della denuncia urlata, della frase
pesante, della rappresentazione caricaturale di chi ogni giorno regge un servizio delicatissimo come il
118, non si difendono i lavoratori: li si espone, li si usa, li si trascina dentro una narrazione che non
restituisce la complessità delle cose. È una forma di mancanza di rispetto che ferisce non solo
l’Associazione, ma anche quei lavoratori che, in silenzio, continuano a fare il proprio dovere.
In ogni caso, Anpas Campania ha già dato mandato ai propri legali per tutelare l’immagine del
movimento e di tutte le persone che ne fanno parte. Difenderemo nelle sedi opportune il lavoro di chi,
ogni giorno, sale su un’ambulanza, risponde a una chiamata di emergenza, assiste un familiare con
disabilità, si mette a disposizione della comunità. Lo faremo con gli strumenti del diritto, ma anche
con la forza morale di una storia che non può essere cancellata da un comunicato.
Anpas Campania continuerà a svolgere il proprio servizio con serietà, trasparenza e senso civico. Chi
vorrà confrontarsi sui fatti, con documenti e responsabilità chiare, troverà sempre una porta aperta.
Chi preferirà restare nel terreno delle accuse generiche e delle parole che feriscono, dovrà assumersi
fino in fondo la responsabilità di ciò che dice e di ciò che provoca. Noi, da parte nostra, restiamo dalla
parte dei cittadini, dei malati, dei volontari e dei lavoratori che credono ancora che il rispetto non sia
un optional.

