Sinergia, formazione e cuore: il racconto di Mario Santaniello sull’intervento che ha riportato una donna alla sua famiglia
Una storia a lieto fine che racconta molto più di un intervento di ricerca. Il ritrovamento di Vincenza, scomparsa a Baronissi, è il risultato di un’azione corale che ha visto protagonista il sistema di Protezione Civile, con un ruolo determinante della rete ANPAS Campania.
A guidare le operazioni, in una doppia veste, Mario Santaniello, Responsabile Regionale Protezione Civile ANPAS Campania e Presidente della Pubblica Assistenza “Il Punto”, che ha vissuto in prima linea ogni fase dell’intervento.

Presidente Santaniello, lei ha vissuto questa emergenza con una doppia veste: guida de “Il Punto” di Baronissi e Responsabile Regionale Protezione Civile Anpas Campania. In che modo questa sinergia è stata determinante?
«È stata una sfida di coordinamento complessa ma necessaria. Come Presidente de ‘Il Punto’, la mia priorità era mettere a disposizione la conoscenza millimetrica del territorio di Baronissi e delle sue frazioni, come Antessano. Ma la conoscenza locale non basta quando il tempo stringe. In qualità di Responsabile Regionale, su attivazione della Soru Protezione Civile Regione Campania e poi del Comune di Baronissi ho sollecitato immediatamente insieme al Referente del Coordinamento Antonio Pellegrino la colonna mobile regionale perché sapevo che servivano ‘gambe’ e specializzazioni diverse. Abbiamo integrato la nostra territorialità con i protocolli standardizzati di Anpas Campania: questo significa che quando arrivano i volontari da Solofra o Pagani, sanno già esattamente come interfacciarsi con noi. Abbiamo parlato tutti la stessa lingua operativa sin dal primo minuto, trasformando il legame associativo in una macchina da soccorso perfettamente oliata».

Le ricerche sono state estenuanti. Lei stesso ha individuato Vincenza: ci può descrivere quegli istanti e l’emozione provata?
«È un’emozione difficile da trasmettere a parole, un misto di sollievo e scarica di adrenalina. Erano ore che battevamo ogni centimetro. Quando l’ho intravista, il cuore ha accelerato. Vincenza era lì, spaventata, in un luogo dove probabilmente si era rifugiata cercando protezione ma finendo per smarrirsi ancora di più. La prima cosa che fai non è tecnica, ma mettere il cuore nell’approccio: ti avvicini con calma, le parli con dolcezza per non spaventarla ulteriormente. Vedere che, nonostante la fragilità e le ore al freddo, era cosciente, è stato il premio più grande per tutti noi. In quel momento non sei più il Responsabile Regionale, sei solo un volontario che ha riportato una donna alla sua famiglia. Il suo sguardo silenzioso ma contento di essere ritrovata nei suoi occhi ripaga di ogni notte insonne».

Hanno partecipato diverse pubbliche assistenze, come la ‘Rita Gagliardi’ di Solofra e la ‘Papa Charlie’ di Pagani. Qual è il segreto di questa unità?
«Il segreto è la formazione costante e il senso di appartenenza. Anoas Campania non è una federazione di gruppi isolati, è una famiglia di 10.000 volontari in Italia. In Campania abbiamo investito anni nella formazione congiunta.
Oggi abbiamo un polo logistico unico di Protezione Civile dove tutti facciamo attività di formazione ed addestramento.
Quando sono arrivati i volontari delle Pubbliche Assistenza di Solofra e Pagani, non ho dovuto spiegare cosa fare: sapevano che dovevano integrarsi nel dispositivo di ricerca secondo i protocolli nazionali e regionali di Protezione Civile. La ‘Papa Charlie’ e la ‘Rita Gagliardi’ hanno portato esperienza e dedizione che, unite alla nostra logistica di Baronissi, hanno creato una rete fitta che non ha lasciato buchi. È la dimostrazione che quando il volontariato è professionale e coordinato, diventa l’arma in più dello Stato».

Droni, termocamere e GPS sono stati fondamentali. Come si conciliano queste tecnologie con la perlustrazione manuale?
«La tecnologia è un supporto incredibile, ma non sostituisce l’uomo; lo guida. Abbiamo visto usare dai Vigili del Fuoco i droni e le termocamere per sorvolare i burroni e le aree boschive più impervie della zona collinare, dove un uomo avrebbe impiegato ore solo per scendere. I dati raccolti venivano poi incrociati con le mappature GPS che consegnavamo alle squadre a terra. Ogni volontario aveva un settore assegnato: abbiamo letteralmente ‘rastrellato’ il territorio. La tecnologia ci ha permesso di escludere zone sicure e concentrare le forze dove il rischio era maggiore. Ma alla fine, la verifica finale, il controllo dentro quel vecchio casolare o in quel garage, lo fa sempre il volontario con la tenacia e la sensibilità umana».

Com’è stato il coordinamento con la Soru, il Sindaco Petta, i Carabinieri e i Vigili del Fuoco?
«Eccellente per tutti i livelli impegnati. Il Sindaco Anna Petta è stata tempestiva nell’attivare il COC, il che ci ha dato una cornice istituzionale certa. Con l’Arma dei Carabinieri di Baronissi e i Vigili del Fuoco di Salerno si è creato un clima di totale fiducia. Noi di Anaps Campania abbiamo operato come braccio operativo esperto, integrando le nostre unità con le squadre S.A.F. e T.A.S. dei Vigili del Fuoco. Non c’è stata competizione, solo collaborazione. Quando si lavora così, con una gerarchia chiara e un obiettivo comune, il sistema di Protezione Civile italiano dimostra di essere un’eccellenza mondiale. Ognuno ha messo un tassello: chi la tecnologia, chi il comando, chi la forza uomo».

Vincenza è a casa. Qual è il messaggio che questa storia lascia al territorio e ai futuri volontari?
«Il messaggio è che nessuno deve essere lasciato solo. Questa vicenda dimostra che una comunità coesa, supportata da un volontariato organizzato, può fare miracoli. Ai giovani dico: guardate cosa siamo riusciti a fare oggi. Essere un volontario Anpas Campania non significa solo indossare una divisa, ma essere parte di qualcosa di più grande, essere pronti a restituire un sorriso a una famiglia disperata. Il ritrovamento di Vincenza è la vittoria della solidarietà sulla paura. Speriamo che questo lieto fine spinga altri cittadini a unirsi a noi, perché di mani pronte ad aiutare non ce n’è mai abbastanza. Riportare Vincenza a casa è stata la nostra missione, vederla riabbracciare i suoi cari è la nostra più grande soddisfazione».
Quali sono i prossimi progetti futuri?
«Insieme al Sindaco Anna Petta stiamo costruendo un sistema di sussidiarietà che partendo dalle strutture di Parco Olimpia e sino alla nostra sede renderanno Baronissi non solo pronta alle emergenza ma una vera è proprio Città Solidale con cura ed attenzione alle persone fragili.».

